SOTTOTERRA #10

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SOTTOTERRA Rock Zine. NUMERO 10 I ANNO 3 I NOVEMBRE 2017

Sul numero 10 di SOTTOTERRA:

Ci siamo: numero 10. Andiamo in doppia cifra, e per una rivista cartacea nata quasi per scherzo, fatecelo dire, è un signor traguardo. Il numero 10 è un numero panciuto (la ricorrenza andava celebrata come si deve, quindi eccovi 100 pagine) e sorprendente, a partire dalla copertina, che spiazzerà qualcuno: Rolling Stones. Quelli del triennio perfetto ’66/’68, non certo i replicanti di Lucca 2017 (quelli da “due biglietti da 100 per pisciare in un cesso chimico intasato e vedere col binocolo il Grand Canyon di rughe di Keith Richards”), ma qualcuno si chiederà comunque il perchè di tale scelta. Semplice: perchè quegli Stones erano una band gigantesca. Per loro, copertina firmata dal nostro bravissimo illustratore Stefano Alghisi e cover-story di Riccardo Frabetti.

Il terzo grado stavolta lo facciamo a Stefano Gilardino, da anni uno dei più autorevoli giornalisti rock italiani e autore di recente del libro “La storia del punk”. E, tanto per non smentirci, andiamo a recuperare nomi e figure persi nei meandri della memoria. Qualche esempio? Su tutti, quel sex-symbol al contrario (pace all’anima sua) di Ian Dury, piccola grande leggenda wave working class tra la fine dei settanta e i primi ottanta. Poi Bryan Gregory (crampsiani, all’erta!), e Sua Maestà Graham Day, Gran Signore Garage del Medway, autore di razza (e di culto assoluto) che abbiamo intervistato al Festival Beat.

Abbiamo verificato lo stato di salute del punk italiano, che ha facce diverse ma mira sempre a far male. Ha le facce degli Horrible Snack, che deviano verso il garage e il surf più allucinato, degli Antares (istituzione dell’hc italiano anni dieci) e dei veterani Temporal Sluts, pluridecorati sul campo. E non finisce qui. Abbiamo intervistato Capt Crunch And The Bunch, gente non certo di primo pelo che suona garage, beat e pub-rock (si, avete capito bene: pub-rock) come se non ci fosse un domani.

Non ci siamo dimenticati della psichedelia, che nel 2017 porta i nomi di Belgrado e Spectres.

E continuiamo a scavare, scavare, scavare, nel passato e nel presente. Ripercorriamo la storia di quella bella esperienza antagonista che è stato il Centro Sociale Sobbalzo a cavallo tra gli ottanta e i novanta, rispolveriamo il nome dei Tronics, oscurissima cult-band del primo punk e post-punk UK, vi dimostriamo che si può essere comunisti suonando pop-punk e power pop nel 2017, come fanno i texani Capitalist Kids, che il blues-punk più sporco e garagistico ha diversi padri, e tra questi di sicuro i grandi Jackknife (roba di un quarto di secolo fa che brucia ancora), e che Shady And The Vamp, svizzeri titolari di un ultragarage dementissimo, sono una band che non passa inosservata.

Ci occupiamo anche di libri. Di autori giustamente sconosciuti come Robert Swindells e della bibliografia relativa alla scena punk di Washington della golden age (Dischord e dintorni).

Non mancano le solite column di recensioni, i report live e, in chiusura, il nostro saluto a Grant Hart degli Husker Du, che se ne è andato a fare casino in cielo, dopo una vita (troppo breve) spesa a rendere migliore la nostra.

Buona lettura.

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